Il Cicerone
Giancarlo Passeroni
(1768)
Canto terzo
89
In verseggiar nella natia favella
Mio Padre non avea forse l'uguale.
Se raccontava in versi una novella,
Facile era la rima, e naturale:
La rima egli l'avea nella scarsella,
E la faceva entrar fin nel morale;
E in versi fatti proprio all'improvviso
Mi dava il Genitor più d'un avviso.
90
Giancarlo, mi dicea, non vales gaire,
La rajola ti plas, ti plas lo veire:
Auras togior, e tu men has ben l'aire,
Della mainao plus che non has del preire:
Mai non faras, e te li dì ton Paire,
Troo d'onor ni a San Carlo, ni a San Peire
E altre cose dicea con facil metro,
Ed una rima all'altra tenea dietro.
91
E questa sua facilità, quest'estro
In me credo che il Padre abbia trasmesso:
E m'ha tenuto luogo di maestro,
E a poetar con questo io mi son messo:
Nessuno il calle ripido, ed alpestro
Hammi spianato del volgar Permesso:
E giunto son, quasi dormendo, e a caso,
Qual novello Epimenide, in Parnaso.